{"id":340,"date":"2020-09-25T11:02:27","date_gmt":"2020-09-25T09:02:27","guid":{"rendered":"https:\/\/mei.ms-dev.it\/?page_id=340"},"modified":"2022-01-26T12:27:33","modified_gmt":"2022-01-26T11:27:33","slug":"literatura","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/ro\/letteratura\/","title":{"rendered":"Literatur\u0103"},"content":{"rendered":"\n

\n\t\tEdmondo de Amicis, “Sull’oceano”\n\t<\/h2>\n\t

Il viaggio transoceanico<\/h3>\n

Quando arrivai, verso sera, l’imbarco degli emigranti era gi\u00e0 cominciato da un’ora, e il Galileo, congiunto alla calata da un piccolo ponte mobile, continuava a insaccar miseria: una processione interminabile di gente che usciva a gruppi dall’edifizio dirimpetto, dove un delegato della Questura esaminava i passaporti. La maggior parte, avendo passato una o pi\u00f9 notti all’aria aperta, accucciati come cani per le strade di Genova, erano stanchi e pieni di sonno. Operai, contadini, donne con bambini alla mammella, ragazzetti che avevano ancora attaccata al petto la piastrina di latta dell’asilo infantile passavano, portando quasi tutti una seggiola pieghevole sotto il braccio, sacche e valigie d’ogni forma alla mano o sul capo, bracciate di materasse e di coperte, e il biglietto col numero della cuccetta stretto fra le labbra. […] Via via che salivano, gli emigranti passavano davanti a un tavolino, a cui era seduto l’ufficiale Commissario; il quale li riuniva in gruppi di mezza dozzina, chiamati ranci, inscrivendo i nomi sopra un foglio stampato, che rimetteva al passeggiere pi\u00f9 anziano, perch\u00e9 andasse con quello a prendere il mangiare in cucina, all’ore dei pasti. […] Poi le famiglie si separavano: gli uomini da una parte, dall’altra le donne e i ragazzi erano condotti ai loro dormitori. Ed era una piet\u00e0 veder quelle donne scendere stentatamente per le scalette ripide, e avanzarsi tentoni per quei dormitori vasti e bassi, tra quelle innumerevoli cuccette disposte a piani come i palchi delle bigattiere, […] Finalmente s’udirono gridare i marinai a poppa e a prua ad un tempo: – Chi non \u00e8 passeggiere, a terra! Queste parole fecero correre un fremito da un capo all’altro del Galileo. In pochi minuti tutti gli estranei discesero, il ponte fu levato, le gomene tolte, la scala alzata: s’ud\u00ec un fischio, e il piroscafo si cominci\u00f2 a muovere. Allora delle donne scoppiarono in pianto, dei giovani che ridevano si fecero seri, e si vide qualche uomo barbuto . fino allora impassibile, passarsi una mano sugli occhi. […] Ma lo spettacolo era la terza classe, dove la maggior parte degli emigranti, presi dal mal di mare, giacevano alla rinfusa, buttati attraverso alle panche, in atteggiamento di malati o di morti, coi visi sudici e i capelli rabbuffati, in mezzo a un grande arruffio di coperte e di stracci. […] Anche quelli che non soffrivano avevan l’aria abbattuta, e pi\u00f9 l’aspetto di deportati che d’emigranti. Pareva che la prima esperienza della vita inerte e disagiata del bastimento avesse smorzato in quasi tutti il coraggio e le speranze con cui eran partiti e che in quella prostrazione d’animo succeduta all’agitazione della partenza, si fosse ridestato in essi il senso di tutti i dubbi, di tutte le noie e amarezze degli ultimi giorni della loro vita di casa, […] Il Galileo portava mille e seicento passeggeri di terza classe, dei quali pi\u00f9 di quattrocento tra donne e bambini. […] Tutti i posti erano occupati. […] tutta la prua […] vasta piazza affollata di passeggeri, che ha lungo i due lati le stalle dei bovi e dei cavalli, le stie dei piccioni e delle galline, le gabbie dei montoni e dei conigli, in fondo il lavatoio a vapore e il macello, di qua i cernieri dell’acqua dolce e gli acquai marini, nel mezzo la casetta dell’osteria e la boccaporta dei dormitori femminili, chiusa da una bizzarra sovrapposizione di tetti vetrati, che servon di sedili alle donne.<\/p>\n

EDMONDO DE AMICIS, Sull’oceano<\/em>, Milano 1889, pp. varie.<\/p>\n\t\t

Approfondimenti<\/h3>\t\t\t\n\t\t\t\t

L’emigrazione tra arte e letteratura. Sull’Oceano<\/em>\u00a0di Edmondo De Amicis illustrato da Arnaldo Ferraguti (segue<\/a>)<\/p>\n

\n\t\tGiovanni Pascoli, “Italy”\n\t<\/h2>\n\t

Primi Poemetti
\n<\/strong><\/h4>\n

ITALY – Sacro all’ Italia raminga
\n<\/strong><\/h4>\n

“Canto primo “<\/strong><\/h4>\n

I<\/p>\nA Caprona, una sera di febbraio,
\ngente veniva, ed era gi\u00e0 per l’erta,
\nveniva su da Cincinnati, Ohio.\nLa strada, con quel tempo, era deserta.
\nPioveva, prima adagio, ora a dirotto,
\ntamburellando su l’ombrella aperta.\nLa Ghita e Beppe di Taddeo l\u00ec sotto
\nerano, sotto la cerata ombrella
\ndel padre: una ragazza, un giovinotto.\nE c’era anche una bimba malatella,
\nin collo a Beppe, e di su la sua spalla
\nmesceva gi\u00f9 le bionde lunghe anella.\nFiglia d’un altro figlio, era una talla
\ndel ceppo vecchio nata l\u00e0: Maria:
\nd’ott’anni: aveva il peso d’una galla.\nAi ritornanti per la lunga via,
\ngi\u00e0 vicini all’antico focolare,
\nla lor chiesa son\u00f2 l’Avemaria.\nErano stanchi! avean passato il mare!
\nAppena appena tra la pioggia e il vento
\nl’udiron essi or s\u00ec or no sonare.\nMaria cullata dall’andar su lento
\nsembrava quasi abbandonarsi al sonno,
\nsotto l’ombrella. Fradicio e contento\n

veniva piano dietro tutti il nonno.<\/p>\n

II<\/p>\nSalivano, ora tutti dietro il nonno,
\nla scala rotta. Il vecchio Lupo in basso
\nnon abbai\u00f2; scodinzol\u00f2 tra il sonno.\nE tentenn\u00f2 sotto il lor piede il sasso
\ndavanti l’uscio. C’era sempre stato
\npresso la soglia, per aiuto al passo.\nE l’uscio, come sempre, era accallato.
\nL\u00ec dentro, buio come a chiuder gli occhi.
\nEd era buia la cucina allato.\nLa mamma? Forse scesa per due ciocchi…
\nforse in capanna a m\u00f2lgere… No, era
\nal focolare sopra i due ginocchi.\nAvea pulito greppia e rastrelliera;
\nora, accendeva… Ud\u00ec sonare fioco:
\nera in ginocchio, disse la preghiera.\nAppariva nel buio a poco a poco.
\n\u00abMamma, perch\u00e9 non v’accendete il lume?
\nMamma, perch\u00e9 non v’accendete il fuoco?\u00bb\n\u00abGes\u00f9! che ho fatto tardi col rosume…\u00bb
\nE negli stecchi ella soffi\u00f2, mezzo arsi;
\ne le sue rughe apparvero al barlume.\nE raccattava, senza ancor voltarsi,
\ntutta sgomenta, avanti a s\u00e9, la mamma,
\nbrocche, fuscelli, canapugli, sparsi\n

sul focolare. E si lev\u00f2 la fiamma.<\/p>\n

III<\/p>\nE i figli la rividero alla fiamma
\ndel focolare, curva, sfatta, smunta.
\n\u00abMa siete trista! siete trista, o mamma!\u00bb\nEd accostando agli occhi, essa, la punta
\ndel pannelletto, con un fil di voce:
\n\u00abE il Cecco \u00e8 fiero? E come va l’Assunta?\u00bb\n\u00abMa voi! Ma voi!\u00bb \u00abL\u00e0 l\u00e0, con la mia croce\u00bb.
\nI muri grezzi apparvero col banco
\nvecchio e la vecchia tavola di noce.\nDi nuovo, un moro, con non altro bianco
\nche gli occhi e i denti, era incollato al muro,
\nla lenza a spalla ed una mano al fianco:\nroba di l\u00e0. Tutto era vecchio, scuro.
\nS’udiva il soffio delle vacche, e il sito
\ndella capanna empiva l’abituro.\nBeppe sed\u00e9 col capo indolenzito
\ntra le due mani. La bambina bionda
\nora ammiccava qua e l\u00e0 col dito.\nParlava, e la sua nonna, tremebonda,
\nstava a sentire e poi dicea: \u00abNon pare
\nun lu\u00ec quando canta tra la fronda?\u00bb\nParlava la sua lingua d’oltremare:
\n\u00ab… a chicken-house\u00bb \u00abun piccolo lu\u00ec…\u00bb
\n\u00ab… for mice and rats\u00bb \u00abche goda a cinguettare,\n

zi zi\u00bb \u00abBad country, Ioe, your Italy!\u00bb<\/p>\n

IV<\/p>\nItaly, penso, se la prese a male.
\nMaria, la notte (era la Candelora),
\nsent\u00ec dei tonfi come per le scale…\ntre quattro carri rotolarono… Ora
\nvedea, la bimba, ci\u00f2 che n’era scorso!
\nthe snow! la neve, a cui splendea l’aurora.\nUn gran lenzuolo ricopriva il torso
\ndell’Omo-morto. Nel silenzio intorno
\nparea che singhiozzasse il Rio dell’Orso.\nParea che un carro, allo sbianchir del giorno,
\nridiscendesse l’erta con un lazzo
\ncigol\u00eco. Non un carro, era uno storno,\nuno stornello in cima del Palazzo
\nabbandonato, che credea che fosse
\nmarzo, e strideva: marzo, un sole e un guazzo!\nMaria guardava. Due rosette rosse
\naveva, aveva lagrime lontane
\nnegli occhi, un colpo ad or ad or di tosse.\nLa nonna intanto ripetea: \u00abStamane
\nfa freddo!\u00bb Un bianco borracciol consunto
\nmettea sul desco ed affettava il pane.\nPane di casa e latte appena munto.
\nDicea: \u00abBambina, state al fuoco: nieva!
\nnieva!\u00bb E qui Beppe soggiungea compunto:\n

\u00abPoor Molly! qui non trovi il pai con fleva!\u00bb<\/p>\n

V<\/p>\nOh! no: non c’era l\u00ec n\u00e9 pie n\u00e9 flavour
\nn\u00e9 tutto il resto. Ruppe in un gran pianto:
\n\u00abIoe, what means nieva? Never? Never? Never?\u00bb\nOh! no: starebbe in Italy sin tanto
\nch’ella guarisse: one month or two, poor Molly!
\nE Ioe godrebbe questo po’ di scianto!\nMugliava il vento che scendea dai colli
\nbianchi di neve. Ella mangi\u00f2, poi muta
\nfiss\u00f2 la fiamma con gli occhioni molli.\nVenne, sapendo della lor venuta,
\ngente, e qualcosa rispondeva a tutti
\nIoe, grave: \u00abOh yes, \u00e8 fiero… vi saluta…\nmolti bisini, oh yes… No, tiene un frutti-
\nstendo… Oh yes, vende checche, candi, scrima…
\nConta moneta: pu\u00f2 campar coi frutti…\nIl baschetto non rende come prima…
\nYes, un salone, che ci ha tanti bordi…
\nYes, l’ho rivisto nel pigliar la stima…\u00bb\nIl tramontano discendea con sordi
\nbrontoli. Ognuno si godeva i cari
\nricordi, cari ma perch\u00e9 ricordi:\nquando sbarcati dagli ignoti mari
\nscorrean le terre ignote con un grido
\nstraniero in bocca, a guadagnar danari\n

per farsi un campo, per rifarsi un nido…<\/p>\n

VI<\/p>\nUn campettino da vangare, un nido
\nda riposare: riposare, e ancora
\ngettare in sogno quel lontano grido:\nWill you buy… per Chicago e Baltimora,
\nbuy images… per Troy, Memphis, Atlanta,
\ncon una voce che te stesso accora:\ncheap!… nella notte, solo in mezzo a tanta
\ngente; cheap! cheap! tra un urler\u00eco che opprime;
\ncheap!… Finalmente un altro odi, che canta…\nTu non sai come, intorno a te le cime
\nsono dell’Alpi, in cui si arrossa il cielo:
\nchi canta, \u00e8 il gallo sopra il tuo concime.\n\u00abLa mi’ M\u00e8rica! Quando entra quel gelo,
\nch’uno ritrova quella stufa roggia
\nper il gran coke, e si ri\u00e0, poor fellow!\nO va per via, battuto dalla pioggia.
\nTrova un farm. You want buy? Mostra il baschetto.
\nUn uomo compra tutto. Anche, l’alloggia!\u00bb\nDiceva alcuno; ed assentiano al detto
\ngli altri seduti entro la casa nera,
\npi\u00f9 nera sotto il bianco orlo del tetto.\nUno guard\u00f2 la piccola straniera,
\nprima non vista, muta, che toss\u00ec.
\n\u00abYou like this country…\u00bb Ella neg\u00f2 severa:\n

\u00abOh no! Bad Italy! Bad Italy!\u00bb<\/p>\n

VII<\/p>\nItaly allora s’adir\u00f2 davvero!
\nPiovve; e la pioggia cancell\u00f2 dal tetto
\nquel po’ di bianco, e fece tutto nero.\nIl cielo, parve che si fosse stretto,
\ne rovesciava acquate sopra acquate!
\nO ferraietto, corto e maledetto!\nGhita diceva: \u00abMamma, a che filate?
\nNessuna fila in M\u00e8rica. Son usi
\nd’una volta, del tempo delle fate.\nOh yes! filare! Assai mi ci confusi
\nda bimba. Or c’\u00e8 la macchina che scocca
\nd’un frullo solo centomila fusi.\nOh yes! Ben altro che la vostra r\u00f3cca!
\nE fila unito. E duole poi la vita
\ne ci si sente prosciugar la bocca!\u00bb\nLa mamma allora con le magre dita
\nle sue gugliate traea gi\u00f9 pi\u00f9 rare,
\nperch\u00e9 ciascuna fosse bella unita.\nVedea le fate, le vedea scoccare
\nfusi a migliaia, e s’indugiava a lungo
\nnel suo cantuccio presso il focolare.\nDiceva: \u00abAndate a letto, io vi raggiungo\u00bb.
\nVedea le mille fate nelle grotte
\nilluminate. A lei faceva il fungo\n

la lucernina nell’oscura notte.<\/p>\n

VIII<\/p>\nPioveva sempre. Forse uscian, la notte,
\nle stelle, un poco, ad ascoltar per tutto
\ngemer le doccie e ciangottar le grotte.\nUn poco, appena. Dopo, era pi\u00f9 brutto:
\npiovea pi\u00f9 forte dopo la quiete.
\nO ferraiuzzo, piccolino e putto!\nGhita diceva: \u00abMadre, a che tessete?
\nL\u00e0 pu\u00f2 comprare, a pochi cents, chi vuole,
\ncambr\u00ec, percalli, lustri come sete.\nE poi la vita dite che vi duole!
\nC’\u00e8 dei telari in M\u00e8rica, in cui vanno
\nogni minuto centomila spole.\nE ce n’ha mille ogni citt\u00e0, che fanno
\nciascuno tanta tela in uno scatto,
\nquanta voi non ne fate in capo all’anno\u00bb.\nDicea la mamma: \u00abIl braccio ch’io ricatto
\nbel bello, vuole diventar rotello.
\nO figlia, pi\u00f9 non \u00e8 da fare, il fatto\u00bb.\nE tendeva col subbio e col subbiello
\naltre fila. La bimba, l\u00ec, da un canto,
\nmettea nello spoletto altro cannello.\nStava l\u00ec buona come ad un incanto,
\nin quel celliere della v\u00f2lta bassa,
\nMolly, e tossiva un poco, ma soltanto\n

tra il rumore dei licci e della cassa.<\/p>\n

IX<\/p>\nTra il rumore dei licci e della cassa
\ntossiva, che la nonna non sentisse.
\nLa nonna spesso le dicea: \u00abTi passa?\u00bb\n\u00abYes\u00bb, rispondeva. Un giorno poi le disse:
\n\u00abNon venir qui!\u00bb Ma ella ci veniva,
\ne stava l\u00ec con le pupille fisse.\nGodeva di guardare la giuliva
\ndanza dei licci, e di tenere in mano
\nla navicella lucida d’oliva.\nStava l\u00ec buona a’ piedi d’un soppiano;
\ngirava l’aspo, riemp\u00eca cannelli,
\ne poi tossiva dentro s\u00e9 pian piano.\nUn giorno che veniva acqua a ruscelli,
\nfiss\u00f2 la nonna e chiese: \u00abDie?\u00bb La nonna
\nle carezzava i morbidi capelli.\nLa bimba allora piano per la gonna
\nle sal\u00ec, le si stese sui ginocchi:
\n\u00abDie?\u00bb \u00abE che t’ho a dir io povera donna?\u00bb\nLa bimba allora chiuse un poco gli occhi:
\n\u00abDie! Die!\u00bb La nonna sussurr\u00f2: \u00abDormire?\u00bb
\n\u00abNo! No!\u00bb La bimba chiuse anche pi\u00f9 gli occhi,\ns’abbandon\u00f2 per pi\u00f9 che non dormire,
\npieg\u00f2 le mani sopra il petto: \u00abDie!
\nDie! Die!\u00bb La nonna balbett\u00f2: \u00abMorire!\u00bb\n

\u00abOh yes! Molly morire in Italy!\u00bb<\/p>\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"

Edmondo de Amicis, “Sull’oceano” Il viaggio transoceanico Quando arrivai, verso sera, l’imbarco degli emigranti era gi\u00e0 cominciato da un’ora, e il Galileo, congiunto alla calata da un piccolo ponte mobile, continuava a insaccar miseria: una processione interminabile di gente che usciva a gruppi dall’edifizio dirimpetto, dove un delegato della Questura esaminava i passaporti. La maggior […]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","template":"","meta":{"_acf_changed":false,"site-sidebar-layout":"default","site-content-layout":"default","ast-site-content-layout":"default","site-content-style":"default","site-sidebar-style":"default","ast-global-header-display":"","ast-banner-title-visibility":"","ast-main-header-display":"","ast-hfb-above-header-display":"","ast-hfb-below-header-display":"","ast-hfb-mobile-header-display":"","site-post-title":"","ast-breadcrumbs-content":"","ast-featured-img":"","footer-sml-layout":"","ast-disable-related-posts":"","theme-transparent-header-meta":"default","adv-header-id-meta":"","stick-header-meta":"","header-above-stick-meta":"","header-main-stick-meta":"","header-below-stick-meta":"","astra-migrate-meta-layouts":"default","ast-page-background-enabled":"default","ast-page-background-meta":{"desktop":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"tablet":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"mobile":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""}},"ast-content-background-meta":{"desktop":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"tablet":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"mobile":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""}},"footnotes":""},"class_list":["post-340","page","type-page","status-publish","hentry"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/ro\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/340","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/ro\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/ro\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/ro\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/ro\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=340"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/ro\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/340\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1542,"href":"https:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/ro\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/340\/revisions\/1542"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/ro\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=340"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}