{"id":490,"date":"2020-12-17T15:35:00","date_gmt":"2020-12-17T14:35:00","guid":{"rendered":"https:\/\/mei.ms-dev.it\/?page_id=490"},"modified":"2022-01-26T10:22:32","modified_gmt":"2022-01-26T09:22:32","slug":"die-zerrissene-struktur","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/de\/approfondimenti\/la-struttura-strappata\/","title":{"rendered":"Die zerrissene Struktur"},"content":{"rendered":"\n\n\t<p>Quella che oggi viene da molti percepita come un\u00a0<em>invasione<\/em>\u00a0da parte di\u00a0<em>stranieri\u00a0<\/em>(l&#8217;immigrazione caotica e incontrollata) ha avviato un processo perverso: la presenza sempre pi\u00f9 &#8220;visibile&#8221;\u00a0 e talvolta &#8220;traumatica&#8221; di\u00a0<em>outsiders\u00a0<\/em>&#8211; come li ha definiti Norbert Elias, contrapponendoli agli\u00a0<em>established\u00a0<\/em>&#8211; produce in questi ultimi una regressione culturale che tende a trasformare la nostra societ\u00e0, storicamente aperta e che tale necessariamente rimane nel contesto dell&#8217;economia-mondo, in una societ\u00e0 culturalmente ed ideologicamente\u00a0<em>chiusa<\/em>. Questo provoca un profondo e diffuso disagio in entrambe le categorie, che si sentono reciprocamente &#8220;minacciate&#8221; e tendono pertanto a sfuggire al dialogo, arroccandosi in una auto-referenzialit\u00e0 che inibisce qualsiasi possibilit\u00e0 di\u00a0<em>comunicazione<\/em>.<a href=\"http:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/#_ftn1\">[1]<\/a><\/p>\n<p>E&#8217; su questa riflessione che nel 2009 \u00e8 nato il progetto\u00a0<em>La struttura strappata. Ragazzi albanesi fra emigrazione e ritorno<\/em>\u00a0all&#8217;interno della Comunit\u00e0 Educativa Carlo del Prete<a href=\"http:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/#_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0di Lucca, le cui attivit\u00e0 con i minori sono gestite dalla Cooperativa L&#8217;Impronta Onlus. Gli ospiti sono minori stranieri, per la maggior parte albanesi,\u00a0 non accompagnati, e spesso\u00a0<em>sans papiers.<\/em>\u00a0Arrivati in Italia clandestinamente, sono portati in Comunit\u00e0 dalla Questura. Gli educatori si adoperano per regolarizzarli, curare la loro educazione formale e informale e, successivamente, un inserimento lavorativo. Tutto questo basandosi sul dialogo. Dialogo tra ragazzi e operatori, dialogo tra questi e le famiglie di origine. Assieme al dott. Paolo Gaddini, psicologo, a Federico Fambrini, responsabile della struttura, e sotto la supervisione del prof. Paolo Chiozzi, docente di Antropologia Culturale all&#8217;Universit\u00e0 di Firenze, ha preso vita l&#8217;idea di utilizzare la componente visuale per aiutare a\u00a0<em>conoscere-conoscendosi\u00a0<\/em>i nove ospiti albanesi. E l&#8217;immagine fotografica, inserendosi in questo contesto, \u00e8 diventata un modo nuovo per comunicare. L&#8217;Albania era terra di grandi contrasti. Tirana una capitale ancora in bilico tra passato e futuro. Da una parte auto moderne parcheggiate sotto grattacieli a vetro, dall&#8217;altra motorini anni&#8217;50. Le ragazze pi\u00f9 giovani vestite in modo europeo, le anziane ancora legate alla tradizione. Allontanandosi dalla capitale la povert\u00e0 sempre pi\u00f9 forte. Carente l&#8217;educazione formale e, frequentemente, scuole decadenti. Agricoltura e allevamento le fondamenta della sussistenza. Lavori inventati utilizzando mezzi di fortuna. Alcuni uomini avevano allestito all&#8217;interno di ex fabbriche dismesse officine di riparazioni per automobili.<\/p>\n<p>Il nostro progetto prevedeva una prima serie di scatti volti a ritrarre gli adolescenti impegnati durante la loro quotidianit\u00e0 italiana e, una seconda, ai familiari rimasti in Albania. I ragazzi,\u00a0<em>partecipando<\/em>\u00a0attivamente alla realizzazione e alla scelta delle immagini, hanno compiuto, pi\u00f9 o meno consapevolmente, un profondo studio su di s\u00e9. Con la possibilit\u00e0 di scegliere il modo come apparire, una specie di antropologica\u00a0<em>auto messa in scena della realt\u00e0<\/em>,\u00a0 si sono molto preoccupati di quello che sarebbe potuto essere il giudizio dei propri genitori. Quel generazionale incontro-scontro di tradizione e modernit\u00e0 li ha messi davanti ad uno specchio: \u00ab Chi sono io?\u00bb. Spesso \u00e8 bastata un&#8217;immagine a spiegare in modo molto pi\u00f9 efficace ci\u00f2 che a parole difficilmente sarebbe stato possibile. La fotografia \u00e8 divenuta un mezzo di\u00a0<em>comunicazione visuale<\/em>\u00a0nella terza parte, quando le immagini degli uni sono state consegnate\u00a0 agli altri. Proprio quest&#8217;ultimo aspetto si \u00e8 rivelato essere quello pi\u00f9 cruciale. L&#8217;immagine ha assunto il ruolo di stimolo (<em>photo-elicitation<\/em>) per suscitare nell&#8217;intervistato ricordi, sentimenti, impressioni ed emozioni. \u00abLa photo-elicitation \u00e8 un particolare tipo di intervista in profondit\u00e0, in cui l&#8217;immagine (&#8230;) diventa il focus della comunicazione\u00bb e si sostituisce alla domanda<a href=\"http:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/#_ftn3\">[3]<\/a>. Per Chiozzi l&#8217;uso della fotografia non ha solo una funzione investigativa, ma consente di &#8220;rompere il ghiaccio&#8221;, di facilitare il dialogo e favorire il rapporto tra intervistatore e intervistato<a href=\"http:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/#_ftn4\">[4]<\/a>. Durante entrambe le restituzioni, quella con le immagini &#8220;italiane&#8221; ai parenti in Albania e quelle &#8220;albanesi&#8221; ai ragazzi, \u00e8 stato possibile notare quante dinamiche inconsapevolmente simili si fossero sviluppate. Chi sconfitto dalla troppa sofferenza ha smesso di guardare. Chi ha baciato la fotografia e chi ha pianto. Un caso emblematico. Un padre, con una sola veloce occhiata, ha capito quanto il figlio fosse sulla cattiva strada. L&#8217;anno successivo il figlio \u00e8 stato espulso dall&#8217;Italia. Questo ha immediatamente fatto nascere un dubbio: il ragazzo nello scegliere proprio quella foto stava chiedendo aiuto? Era un messaggio, pi\u00f9 o meno consapevole, verso il padre?<\/p>\n<p>Questa ricerca<em>\u00a0<\/em>ha un sostanziale debito metodologico verso Margaret Mead e Gregory Bateson che nel loro\u00a0<em>Balinese Character\u00a0<\/em>del 1942 spostano l&#8217;attenzione della fotografia da\u00a0<em>testimonianza<\/em>\u00a0della realt\u00e0 a\u00a0<em>rivelatrice<\/em>\u00a0di comportamenti umani. Come osserv\u00f2 Karl Heider<a href=\"http:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/#_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0seppero realizzare \u00abuna combinazione di testo ed immagini fotografiche che da allora \u00e8 stato raramente tentato e mai eguagliato\u00bb. Ma: \u00abLa grandezza e l&#8217;importanza delle ricerche di Margaret Mead sono dovute anche alla rilevanza che l&#8217;antropologa ha dato alla restituzione delle osservazioni metodologiche, prassi quasi mai seguita dai ricercatori\u00bb<a href=\"http:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/#_ftn6\">[6]<\/a>. E la restituzione delle fotografie, come gi\u00e0 spiegato, \u00e8 stato il fulcro del nostro progetto. Quell&#8217;intimit\u00e0 creata tra osservatore ed osservati, che annulla ogni distanza dello sguardo, ci indirizza verso quella\u00a0<em>antropologia condivisa\u00a0<\/em>che l&#8217;antropologo visuale Jean Rouch auspicava.<\/p>\n<p>Secondo Chiozzi l&#8217;utilizzo della fotografia in antropologia visuale presenta due anime diverse, ma allo stesso tempo complementari: \u00abse infatti essa \u00e8, da un lato, ricerca\u00a0<em>con<\/em>\u00a0le immagini, dall&#8217;altro lato essa \u00e8 anche ricerca\u00a0<em>sulle\/attraverso<\/em>\u00a0le immagini, ed in questo caso essa si presenta appunto come\u00a0<em>antropologia della comunicazione visuale<\/em>, nel senso che essa esplora le modalit\u00e0 comunicative visuali come aspetto particolare della cultura\u00bb<a href=\"http:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/#_ftn7\">[7]<\/a>. E\u00a0<em>La Struttura Strappata<\/em>, il cui nome rivisita\u00a0<em>la struttura che connette<\/em>\u00a0di batesoniana memoria, si va a collocare indubbiamente nell&#8217;ambito del secondo approccio. Durante la nostra\u00a0<em>osservazione-partecipante<\/em>\u00a0si \u00e8 sviluppato un vero e proprio percorso\u00a0<em>sulle\/attraverso<\/em>\u00a0le fotografie. A questo punto diventa necessario chiarire due aspetti fondamentali. Da una parte, come dice Susan Sontag: \u00ab L&#8217;immagine fotografica (&#8230;) non \u00e8 mai solo il trasparente resoconto di un evento. E&#8217; sempre un&#8217;immagine che qualcuno ha scelto; fotografare significa inquadrare, e inquadrare vuol dire escludere\u00bb<a href=\"http:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/#_ftn8\">[8]<\/a>.\u00a0 Fotografare \u00e8 interpretare. Dall&#8217;altra, la presenza stessa di un fotografo-ricercatore sul campo, provvisto quindi della sua attrezzatura, secondo\u00a0 lo stesso Heider \u00abdisturba gli attori sociali che tendono a comportarsi in maniera innaturale o comunque a modificare in parte o del tutto il proprio comportamento\u00bb. Cambiamenti\u00a0 che egli chiamava\u00a0<em>distorsioni<\/em>, modificazioni cio\u00e8\u00a0 impossibili da valutare \u00abdal momento che egli non pu\u00f2 osservare in assenza di se stesso\u00bb<a href=\"http:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/#_ftn9\">[9]<\/a>. Osservare significa trasformare. Lo studioso gi\u00e0 per il solo fatto di entrare in una realt\u00e0 la modifica<a href=\"http:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/#_ftn10\">[10]<\/a>.<\/p>\n<p>Altro aspetto estremamente interessante, oltre l&#8217;influenza del ricercatore stesso, \u00e8 negli oggetti di uso comune dove \u00e8 possibile rintracciare il\u00a0<em>senso degli altri<\/em>, il senso che le persone attribuiscono al proprio &#8216;mondo&#8217;<a href=\"http:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/#_ftn11\">[11]<\/a>. Come l&#8217; armadio o la camera, ad esempio, diventati un luogo di autoespressione. Pur condividendo la camera con altri compagni, si nota subito la propensione a personalizzare emotivamente il proprio spazio e il desiderio di comunicare la propria appartenenza. In molti appendono una bandiera dell&#8217;Albania, altri la disegnano direttamente sull&#8217;intonaco o attaccano ritagli di giornali albanesi, alla ricerca di una sicurezza psicologica in un momento di passaggio altamente traumatico. Il tentativo di non perdere le proprie radici, nell&#8217;inevitabile\u00a0<em>strappo<\/em>\u00a0con il Paese di origine e nelle altrettanto inevitabili\u00a0<em>ri-connessioni\u00a0<\/em>socio-culturali con il Paese ospitante, rafforza quello che Tajfel chiamava\u00a0<em>ingroup<\/em>\u00a0( il proprio gruppo di appartenenza) \u00a0in contrapposizione a quello di non-appartenenza (\u00a0<em>outgroup)<\/em>. I propri disegni sono una grossolana autopresentazione visuale<em>\u00a0<\/em>dove enunciare i valori fondamentali della propria\u00a0<em>identit\u00e0 sociale<\/em>.<\/p>\n<p>Il progetto si \u00e8 sviluppato con l&#8217;obbiettivo di abbattere i muri della distanza, delle diversit\u00e0 culturali tra il paese di origine\u00a0 ed il paese adottivo,\u00a0 di aiutare il minore immigrato a ricostruirsi una\u00a0<em>nuova identit\u00e0<\/em>\u00a0conforme al\u00a0<em>nuovo ambiente<\/em>, creando e ri-creando, attraverso l&#8217;uso della fotografia,\u00a0 connessioni tra i ragazzi e le loro famiglie &#8211; che tornano ad essere ognuna davvero una\u00a0<em>struttura che connette\u00a0<\/em>&#8230;<\/p>\n<p>E&#8217;\u00a0<em>eticamente<\/em>\u00a0opportuno chiarire che, trattandosi di minori, l&#8217;utilizzo delle informazioni e delle immagini dei ragazzi, pubblicate in questa ricerca, \u00e8 stato autorizzato dai tutori legali in Italia degli stessi.<\/p>\n<p>(Estratto da Morelli S. (2011),\u00a0<em>La struttura strappata. Ragazzi albanesi fra emigrazione e ritorno<\/em>, Bonanno editore, Acireale-Roma).<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI \u00a0\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Aug\u00e9 M. (1994),\u00a0<em>Il senso degli altri: attualit\u00e0 dell&#8217;antropologia<\/em>. Milano: Edizioni Anabasi,.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 AA.VV (2008)\u00a0<em>Sotto tutti i cieli<\/em>, Fondazione Paolo Cresci per la storia dell&#8217;emigrazione italiana, Lucca: Tipografia Tommasi.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 AA.VV (2009)\u00a0<em>Dossier 2010 sulle povert\u00e0 in Toscana<\/em>, Caritas Toscana<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 AA.VV (2010)\u00a0<em>Caritas\/Migrantes. Immigrazione. Dossier statistico 2010.<\/em>\u00a0Pomezia: Idos Edizioni.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 AA.VV (2010)\u00a0<em>Nero su Bianco. L&#8217;immagine dell&#8217;immigrazione nella stampa locale.<\/em>\u00a0Ospedaletto: Caritas Lucca<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Amerio P. (2001)\u00a0<em>Psicologia di comunit\u00e0<\/em>. Bologna: Il Mulino.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Balma Tivola C. (2004)\u00a0<em>Visioni del Mondo<\/em>. Trieste: Edizioni Goliardiche.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Biagini A. (2005)\u00a0\u00a0<em>Storia dell&#8217;Albania contemporanea<\/em>. Milano: Bompiani.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Centini M. (2004)\u00a0<em>Fisiognomica. Nei segni del volto il destino dell&#8217;uomo<\/em>. Milano: Red Edizioni.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Canevacci M. (1990)\u00a0<em>Antropologia della Comunicazione Visuale<\/em>. Roma: Sapere 2000<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Chalfen R. M. (1997)\u00a0<em>Sorrida, prego! La costruzione visuale della vita quotidiana<\/em>. Milano: Franco Angeli.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Chiozzi P. (1989)\u00a0<em>Storia, antropologia, fotografia. Alcune considerazioni metodologiche sulla utilit\u00e0 degli archivi e dei fondi fotografici<\/em>. &#8216;Archivio Fotografico Toscano&#8217;, n.10.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Chiozzi P. (1993),\u00a0<em>Manuale di antropologia visuale<\/em>. Milano: Unicopli.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Chiozzi P. (2008)\u00a0<em>Antropologia della libert\u00e0<\/em>. Roma: Bonanno Editore.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Chiozzi P. (2009)\u00a0<em>Didattica della Visualit\u00e0<\/em>. Roma: Bonanno Editore.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Chiozzi P. (2016),\u00a0<em>Saper vedere: il &#8220;giro lungo&#8221; dell&#8217;antropologia visuale<\/em>\u00a0in\u00a0<em>Societ\u00e0 Mutamento Poltica<\/em>, vol. 7, n. 14. Firenze: Firenze University Press.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Cicerone,\u00a0<em>De Oratione<\/em>, III, 59;\u00a0<em>Orator<\/em>, XVIII.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Del Pistoia D. (2007)\u00a0<em>Globalizzazione neorazzismo e scontri culturali. Quando la cultura divide<\/em>. Roma: Armando Editore.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Dingo F. (2007)\u00a0<em>Identit\u00e0 albanesi. Un approccio psico-antropologico<\/em>. Roma: Bonanno Editore.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Heider K. (1976),\u00a0<em>Ethnographic Film<\/em>, University of Texas Press, Austin &amp; London.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Morelli S. (2016)\u00a0<em>Immagini e parole. Dialogo su etica e metodo della ricerca fotografica<\/em>\u00a0in P. Chiozzi ( a cura di),\u00a0<em>Per un atlante delle scienze umane.\u00a0<\/em>Rivista di Scienze Sociali n. 16.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Rouch J. (1979),\u00a0<em>La cam\u00e9ra et les hommes<\/em>, in De France C. (a cura di),\u00a0<em>Pour une anthropologie visuelle<\/em>, Paris: Mouto.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ronzon F. (2008) Sul campo. Roma: Meltemi Editore<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Sontag S. (2003).\u00a0\u00a0<em>Davanti al dolore degli altri<\/em>. Milano: Oscar Mondadori.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Sontag S. (2004).\u00a0\u00a0<em>Sulla fotografia<\/em>. Torino: Piccola Biblioteca Einaudi.<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Tajfel H. (1999)\u00a0<em>Gruppi Umani e Categorie Sociali<\/em>. Bologna: Il Mulino, Bologna.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0S<\/strong><strong>ITOGRAFIA<\/strong><\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<a href=\"http:\/\/www.albanianews.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.albanianews.it<\/a><\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<a href=\"http:\/\/www.balcanicaucaso.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.balcanicaucaso.org<\/a><\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 www.braingain.gov.al<\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<a href=\"http:\/\/www.corriere.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">www.corriere.it<\/a><\/p>\n<p>&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 www.improntacoop.it<\/p>\n\t\t\t\t\t<ul id=\"menu-approfondimenti\"><li id=\"menu-item-501\"><a href=\"https:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/approfondimenti\/\">Approfondimenti<\/a>\n<ul>\n\t<li id=\"menu-item-499\"><a href=\"https:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/approfondimenti\/i-primi-viaggi-transoceanici\/\">I primi viaggi transoceanici<\/a><\/li>\n\t<li id=\"menu-item-498\"><a href=\"https:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/approfondimenti\/la-merica-e-miss-liberty\/\">La &#8220;Merica&#8221; \u00e8 Miss Liberty<\/a><\/li>\n\t<li id=\"menu-item-497\"><a href=\"https:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/approfondimenti\/tontitown\/\">Tontitown<\/a><\/li>\n\t<li id=\"menu-item-496\"><a href=\"https:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/approfondimenti\/tutele-e-autonomia\/\">Tutele e autonomia<\/a><\/li>\n\t<li id=\"menu-item-495\"><a href=\"https:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/approfondimenti\/in-viaggio-con-le-lettere\/\">In viaggio con le lettere<\/a><\/li>\n\t<li id=\"menu-item-494\"><a href=\"https:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/approfondimenti\/lemigrazione-tra-arte-e-letteratura-sulloceano-di-edmondo-de-amicis-illustrato-da-arnaldo-ferraguti\/\">L&#8217;emigrazione tra arte e letteratura. Sull&#8217;Oceano di Edmondo De Amicis illustrato da Arnaldo Ferraguti<\/a><\/li>\n\t<li id=\"menu-item-493\"><a href=\"https:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/approfondimenti\/villa-regina-una-colonia-italiana-in-patagonia\/\">Villa Regina. Una colonia italiana in Patagonia<\/a><\/li>\n\t<li id=\"menu-item-492\"><a href=\"https:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/approfondimenti\/la-struttura-strappata\/\">La Struttura Strappata<\/a><\/li>\n<\/ul>\n<\/li>\n<\/ul>\t\n\t\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quella che oggi viene da molti percepita come un\u00a0invasione\u00a0da parte di\u00a0stranieri\u00a0(l&#8217;immigrazione caotica e incontrollata) ha avviato un processo perverso: la presenza sempre pi\u00f9 &#8220;visibile&#8221;\u00a0 e talvolta &#8220;traumatica&#8221; di\u00a0outsiders\u00a0&#8211; come li ha definiti Norbert Elias, contrapponendoli agli\u00a0established\u00a0&#8211; produce in questi ultimi una regressione culturale che tende a trasformare la nostra societ\u00e0, storicamente aperta e che tale [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":129,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","template":"","meta":{"_acf_changed":false,"site-sidebar-layout":"default","site-content-layout":"default","ast-site-content-layout":"default","site-content-style":"default","site-sidebar-style":"default","ast-global-header-display":"","ast-banner-title-visibility":"","ast-main-header-display":"","ast-hfb-above-header-display":"","ast-hfb-below-header-display":"","ast-hfb-mobile-header-display":"","site-post-title":"","ast-breadcrumbs-content":"","ast-featured-img":"","footer-sml-layout":"","ast-disable-related-posts":"","theme-transparent-header-meta":"default","adv-header-id-meta":"","stick-header-meta":"","header-above-stick-meta":"","header-main-stick-meta":"","header-below-stick-meta":"","astra-migrate-meta-layouts":"default","ast-page-background-enabled":"default","ast-page-background-meta":{"desktop":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"tablet":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"mobile":{"background-color":"","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""}},"ast-content-background-meta":{"desktop":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"tablet":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""},"mobile":{"background-color":"var(--ast-global-color-5)","background-image":"","background-repeat":"repeat","background-position":"center center","background-size":"auto","background-attachment":"scroll","background-type":"","background-media":"","overlay-type":"","overlay-color":"","overlay-opacity":"","overlay-gradient":""}},"footnotes":""},"class_list":["post-490","page","type-page","status-publish","hentry"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/de\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/490","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/de\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/de\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/de\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/de\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=490"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/de\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/490\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1504,"href":"https:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/de\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/490\/revisions\/1504"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/de\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/129"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.museoemigrazioneitaliana.org\/de\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=490"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}